Le domande più eclatanti dei dubbiosi sul vaccino anticovid

Le domande più eclatanti dei dubbiosi sul vaccino anticovid

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Il covid tende a mutuarsi continuamente e fa crescere anche molti dubbi sull’efficacia dei vaccini all’ultimissima variante Delta anche se ne conoscono almeno altre tre o quattro ancora come la variante Y, di cui nessuno ne parla, che per ora è considerata una variante sotto osservazione. Mentre la campagna vaccinale ha subito un netto incremento di prenotazioni per le somministrazioni a causa del nuovo decreto del Governo con il green pass a partire dal 6 agosto, ma nonostante ciò gli esitanti vaccinali continuano ancora ad avere forti dubbi sui vaccini che il più delle volte sono incoraggiati dalle fake news, dalle continue news dei programmi serali e dalle stesse argomentazioni su evidenze scientifiche degli stessi addetti ai lavori. La domanda che arriva in questi giorni è la seguente: I vaccini sono efficaci contro la variante Delta?

La nuova mutazione del Coronavirus risulta essere più infettiva del ceppo originale, con una grande efficienza di trasmissione che si aggira tra il 50% e il 60%, e i vaccini a quanto pare non siano in grado di soppiantarla. Ma essere protetti da una o due dosi di Pfizer, Moderna e Astrazeneca sembra dare una protezione decisamente efficace. Il virologo Roberto Burioni sul suo “Medical Facts” afferma che “I dati che arrivano da UK sono per ora ottimi: la protezione contro la forma grave è superiore al 90% per entrambi i vaccini utilizzati in quel paese (Pfizer e AstraZeneca). Poi, ma questo è complicato e ci vuole più tempo, si può stabilire l’efficacia del vaccino contro l’infezione sintomatica (anche lieve): questi dati sono usciti proprio mercoledì (il giorno del New England, ricordate) e i risultati sono di nuovo molto confortanti. Il vaccino Pfizer ha una efficacia dell’88%, quello AstraZeneca al 66,7%. Vi ricordo che quest’ultimo vaccino anche nelle prime sperimentazioni non si è mostrato particolarmente efficace nel bloccare il contagio asintomatico (mentre impedisce di ammalarsi gravemente, il che non è poco). E’ ragionevole aspettarsi che i vaccinati che si infettano siano molto meno infettivi e forse per nulla”.

Un’altra domanda che circola di più, per arrivare all’immunità di gregge nel più breve tempo possibile, è: I giovani non devono vaccinarsi perché sono meno a rischio di sviluppare la malattia in maniera grave?

Era circolata la notizia che sotto i 40 anni non bisogna vaccinarsi e subito il premier Draghi ha voluto lanciare un forte appello “Non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente: non ti vaccini, ti ammali e muori. Oppure, fai morire: non ti vaccini, contagi, lui o lei muore”. E in effetti se noi pensiamo ai dati sui giovani infetti non possiamo sottovalutare il doppio pericolo per loro stessi e per gli altri. Infatti, secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità ISS, al 28 aprile 2021 pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 40 anni erano 296, mentre nella fascia tra i 0-18 anni sono morti 27 bambini, oltre ai 300 ricoveri. Questi dati dovrebbero essere da motto per essere convinti a vaccinarsi e quindi il rischio di ammalarsi e di morire di covid vale dunque anche per i giovani, seppur in percentuale minore rispetto alla popolazione più fragile. Difendiamo le persone più fragili partendo dai più giovani per far sì che non trasmettono il virus a loro e far sì che gli ospedali siano nuovamente stressati, togliendo spazio ad altre malattie offuscate dal covid. 

La domanda ricorrente dopo la scoperta della variante Delta: Che senso ha vaccinarsi, se tanto mi posso infettarmi lo stesso?

L’informazione circolante è che neanche la seconda dose del vaccino sia in grado di arrestare o difendere completamente dal virus, la cui capacità infettiva potrebbe essere resa più difficile da fronteggiare nel caso di varianti più aggressive. Ciò ha portato nelle persone a pensare che il vaccino non sia efficace ma non è così. A tal riguardo gli studi scientifici hanno dimostrato che chi ha ricevuto la somministrazione doppia è maggiormente protetto dal contagio e se anche dovrebbe infettarsi, non svilupperà una forma severa della malattia. Il fisico Roberto Battiston ad “Huffpost” ha dichiarato “Chi ha una doppia vaccinazione è sostanzialmente protetto dal contagio e dalla malattia grave. Tra gli infetti di questa terza ondata, solo una frazione piccola va in ospedale, circa un terzo di quanto ne andava nel corso della seconda ondata. Accade perché più di due terzi della popolazione è vaccinata con almeno una dose in Italia. Anche se gli infetti sono numerosi, le ospedalizzazioni restano quindi contenute”.

In tanti pensano che si debba ulteriormente accelerare la campagna vaccinale per far sì che il virus circoli di meno e per cui arriva la consueta domanda: Più circola il virus più ci saranno nuove varianti?

Il virus prova a difendere se stesso dai tentativi di attacco farmaceutico dei vaccini per arrestarlo, e per cui cerca di mutare, attraverso le mutazioni del suo genoma, la sua forma diventando alle volte più aggressivo. Attualmente esistono numerose varianti del covid, se ne contano 11 tra quelle famose ( Alpha (inglese), Beta (sudafricana), Gamma (brasiliana) e Delta (indiana)) e non “famose”, come quelle che stanno prendendo per nome una lettera dell’alfabeto greco perchè ancora considerate varianti sotto osservazione e sembrano innocue. Tuttavia è possibile che il futuro abbia una nuova vita solo con l’attuale vaccinazione che possa arginare per sempre, in maniera efficace, la malattia grave e il rischio di decesso. Solo i vaccini sono stati impostati sul virus che circolava nel 2020 e quindi bisogna aspettare. Il virologo Roberto Burioni, sempre su “Medical Facts” ha affermato che è “imprevedibile la comparsa di varianti virali in grado di sfuggire al vaccino. Per difenderci dobbiamo essere pronti a cambiare il vaccino e a somministrarlo, se necessario”. Il vaccino inoltre “potrebbe derivare da una progressiva perdita di efficacia nel tempo della risposta suscitata dal vaccino”. Quindi dobbiamo solo vaccinarci tutti anche se i numeri dei contagi stanno diminuendo perchè nell’inverno potrebbe arrivare un’altra ondata per segnare cifre come quelle di marzo 2020.