Chissà quando arriverà il vaccino Covid ai giovani

Chissà quando arriverà il vaccino Covid ai giovani

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Un interrogativo che da tempo in molti, non solo i ragazzi, si stanno facendo chiedendosi quando devono ancora pagare essendo, già da un anno, con lezioni a distanza dalle aule scolastiche e di un notevole cambiamento psico-relazionale nella vita quotidiana.

Da tempo le nostre istituzioni ci fanno credere che si intravvede un orizzonte di spiraglio con la campagna vaccinale, iniziata in Italia il 26 dicembre 2020, che ci consentirebbe di tornare gradualmente alla normalità entro l’estate iniziando a vaccinare anche le classi di età dei più giovani. I giovani sono quelli che più scalpitano per tornare prima possibile alla normalità, costretti alle lezioni in DAD, a una riduzione del loro tempo di libertà sociale e alla mancanza di attività sportive o ricreative. Anche se non sono da considerare soggetti a rischio, ma comunque contribuiscono in maniera significativa a diffondere il Coronavirus tra noi adulti e si sarebbe dovuto vaccinare tra le prime categorie, come hanno fatto in Indonesia che hanno vaccinato il gruppo più attivo e più esposto della popolazione, quello tra i 18 e i 59 anni, attivando a sua volta la protezione anche agli altri gruppi come gli anziani che sono più vulnerabili e fragili alla contrazione del coronavirus. Infatti, nel paese indonesiano si è pensato alla strategia di vaccinare gli adulti in età lavorativa limitando la circolazione del virus in tal modo alla fascia più debole degli anziani. Quando senti dire “non è il momento di abbassare la guardia” mi sembra che non abbiano capito il senso di responsabilità tenuto dagli italiani in questi mesi di mini-lockdown costretti a rimanere barricati in casa quando si vedono molte volte degli assembramenti nelle aree urbane senza pensare a intensificare i controlli ed essere più rigorosi. Cercherò di rispondere alla domanda che molti giovani si chiedono più spesso: A quale vaccino dobbiamo sottoporci noi giovani?.

Ebbene una notizia di pochi giorni di uno studio di fase III condotto su ragazzi tra i 12 e il 15 anni ( circa 2260 adolescenti americani) dimostra l’efficacia del vaccino Pzifer-BioNTech in quanto i risultati mostrano che il vaccino ha suscitato forti risposte anticorpali un mese dopo la seconda dose, dando forti sensazioni di incoraggiamento registrate nei giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni coinvolti in studi precedenti. Ben presto gli adolescenti e i bambini potrebbero iniziare a essere vaccinati prima di quanto immaginiamo. L’azienda farmaceutica Pzifer presenterà i nuovi dati alla Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia regolatoria dei farmaci americana, per estendere il vaccino ai più giovani. Se questi risultati venissero confermati, milioni di famiglie americane e non solo, sperando ovviamente in un accelerazione anche dell’EMA, potrebbero presto tornare alla normalità cercando di vaccinare tutti gli studenti delle scuole medie, superiori ed elementari prima dell’inizio del prossimo anno scolastico. Nel frattempo Pfizer e BioNTech hanno avviato una sperimentazione clinica del vaccino in bambini sotto i 12 anni d’età, nell’ambito dello studio di fase 1-2-3 sulla popolazione pediatrica dai 6 mesi agli 11 anni, per rendere disponibile il vaccino per i bambini sotto i 12 anni già all’inizio del prossimo anno. A pare evidente che in molti si vaccineranno con il vaccino Pzifer essendoci ancora problemi di sicurezza, per il vaccino di AstraZeneca, da settimane di rallentamento per un possibile nesso tra lo stesso vaccino e i coaguli di sangue aspettando il pronunciamento dell’Ema atteso per giovedì 8 aprile 2021. La prudenza ha già spinto alcuni Paesi, tra cui la Germania e l’Olanda, a sospendere del tutto il suo utilizzo anche alle persone under 60. Di questo avviso non è la Gran Bretagna che, forte del successo della sua campagna vaccinale, prosegue nalla marcia rapida delle vaccinazioni che sta raggiungendo risultati strepitosi con 27 vaccini al secondo ( 28 milioni di residenti vaccinati ossia pari al 54% della popolazione inglese). Gli stessi britannici sono stati incoraggiati dall’ente britannico, l’agenzia di regolamentazione dei medicinali (MHRA), a vaccinare con AstraZeneca, rivelando che solo sette persone su 18,1 milioni di dosi somministrate sono morte a causa di rari eventi di trombosi. Un altro atleto nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19 arriva dal vaccino Johnson & Johnson, la multinazionale farmaceutica statunitense fondata nel 1886, che rispetto agli altri è un vaccino monodose e che sarà disponibile nei paesi dell’Unione, Italia compresa, alla fine di aprile. Tale vaccino AdVac, che utilizza un adenovirus del raffreddore, al cui interno viene inserita un’informazione genetica, quella della proteina Spike di cui il Sars-CoV-2 si serve per penetrare nella cellula umana e potrebbe offrire la sua efficacia a partire dai 18 anni ed oltre i 60 anni. Infatti, l’attuale commissario straordinario per l’emergenza sanitaria da Covid-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo, ha assicurato pochi giorni fa che nel polo vaccinale della Cecchignola, a Roma, arriverà nella seconda metà di aprile una quantità limitata che poi andrà man mano aumentando tra maggio e giugno. Mentre sono iniziate le somministrazioni del vaccino italiano ReiThera, sviluppato dall’azienda biotecnologica laziale in collaborazione con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Spallanzani”, in Pneumologia a Cattinara per un’accelerata anche se ci fossero stati maggiori investimenti nella ricerca scientifica anche noi avremmo potuto dire la nostra molto prima su questo Coronavirus. Poi solo adesso si è semplificato il quadro normativo e regolatorio dell`industria farmaceutica nel suo complesso quando molte aziende farmaceutiche italiane sarebbero state pronte a produrre vaccini anti Covid già mesi addietro, direttamente o conto terzi, in Italia arrivando all’immunità di gregge prima degli altri invece no saremmo di nuovo gli ultimi…Bastava seguire l’esempio del Regno Unito, Russia e Israele per non dire la Cina già ritornata alla normalità.

Per noi italiani gli esami non fiscono mai e dovremmo imparare a gestire meglio queste pandemie in futuro.

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