Sistematici studi scientifici hanno identificato il volto psichiatrico del covid-19

Sistematici studi scientifici hanno identificato il volto psichiatrico del covid-19

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Il Coronavirus rappresenta una grave patologia che colpisce molti organi, oltre a manifestazioni cardio-respiratorie, come il sistema nervoso centrale.

Anche tutte le principali pandemie del passato hanno influenzato la salute umana e psicologica di tutti noi e tantissimi studi scientifici hanno identificato i meccanismi patogenetici responsabili della insorgenza di malattie psichiatriche a seguito delle epidemie virali che sono iniziati nel diciannovesimo secolo. Il Coronavirus sta facendo rivivere una lunga sfida per l’umanità, trovandosi ad affrontare le incertezze di una malattia appena emersa che solo con il trattamento efficace del vaccino la stessa potrà ritornare a sopravvivere in una nuova realtà di vita. Dal punto di vista clinico, il Covid-19 non si manifesta solo su organi della respirazione come i polmoni e del tratto gastrointestinale, ma portando anche a problemi neurologici con conseguenti malattie psichiatriche. Infatti, il neurotropismo è stato riconosciuto anche per il Covid-19, come ben documentato per molti β-coronavirus, che è da ricercare nell’enzima 2 convertitore dell’Angiotensina (ACE2), enzima che si trova sulle membrane cellulari delle cellule dei polmoni, delle arterie, del cuore e dei reni, espresso dalle cellule neurali. Quello che sppiamo è che il SARS-Cov-2 entra nel nostro corpo attraverso varie vie e provoca infiammazioni sistemiche e tissutali. L’infiammazione sistemica compromette la barriera emato-encefalica (BBB), inondando il cervello di tanti fattori pro-infiammatori, quindi istigando gliosi reattiva che porta a una maggiore produzione e secrezione di citochine. Così la combinazione di infiammazione sistemica, ipossia derivante da insufficienza respiratoria, e neuroinfiammazione scatenano le malattie psichiatriche. Infatti, la cavità nasale è un collegamento diretto con il bulbo dell’olfatto per colonizzare il sistema nervoso centrale e molti campioni di secrezione nasofaringea hanno dimostrato che l’RNA del Coronavirus era presente nell’orofaringe per 20 o più giorni, indugiando a dire che resta per molto tempo sia nel tratto respiratorio superiore sia inferiore.

Il Covid-19 può entrare nel sistema nervoso centrale anche attraverso gli spazi perivascolari del sistema glicinfatico e possono invadere il cervello attraverso altri nervi, come il nervo trigemino che proietta terminali nocicettivi alle cavità nasali. Allo stesso modo, le fibre sensoriali del nervo vago, che innervano le vie respiratorie possono essere un’altra via di invasione. Nel contesto la barriera emato-encefalica può essere compromessa da un massiccio aumento della circolazione pro-infiammatoria portando a una vera e propria “tempesta infiammatoria” inghiottendo il sistema nervoso centrale portando alla neuroinfiammazione. L’impatto dell’infezione sul cervello è da associare ad un eccessivo stress fisico e psicologico che stimola l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene esacerbando ulteriormente lo stato neuroinfiammatorio, un fattore eziologico importante per un gran numero di malattie neuropsichiatriche, tra cui disturbi neurodegenerativi, depressione, autismo, disturbi del sonno ed epilessia. Ora è evidente che il peso psichiatrico di questa Pandemia è da non sottovalutare e occorrebbero politiche efficienti di prevenzione anche perchè bisogna considerare che uno studio sulle conseguenze neuropsichiatriche, eseguito dopo 30-50 mesi dopo l’infezione, ha evidenziato che il 40% dei pazienti guariti è affetto da stress post-traumatico (PTSD), il 36,4% dalla depressione e il 15,4% da disturbi convulsivi ossessivi.

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