Dopo la Pandemia saremmo una società psicotica o normale: un interrogativo a cui molti osano non rispondere

Dopo la Pandemia saremmo una società psicotica o normale: un interrogativo a cui molti osano non rispondere

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Dallo scoppio della Pandemia lo scorso anno e dalle continue misure restrittive di lockdown si è generato una forte sensazione di precarietà e di incertezza per il futuro, oltre a creare la paura e il panico tra le persone con molte sfumature depressive. Tutto ciò emerge anche da uno studio realizzato sui mutamenti della qualità della vita in Italia a seguito dell’emergenza coronavirus. Infatti, con il lockdown la vita delle persone è stata completamente stravolta, portando ad una sensazione di precarietà, di incertezza per il futuro e di preoccupazione per la salute. Tutti questi fattori hanno contribuito ad abbassare la qualità della vita creando un cambiamento delle nostre abitudini, costringendoci a prestare sempre più attenzione all’igiene, e se non lo facciamo è come se andassimo in panico per la paura di essere colpiti dal virus. Anche il nostro il modo di relazionarci con gli altri è cambiato con l’obbligo di rispettare la distanza di un metro tra le persone e con lo stop ai “baci e abbracci”. Insomma l’impatto della Pandemia ha colpito categorie come giovani adulti e donne che fanno registrare una preoccupante e significativa condizione di salute psicologica, dovuta ad alti livelli di stress, di ansia e di depressione, vedendosi minacciare la loro stabilità psicologica e la loro fiducia nel futuro. Sembriamo delle persone molto impaurite e inferocite nel contempo. Nella nostra società sta sempre più prevalendo l’oscurità e la deficienza istituzionale nel prendere decisioni di straordinaria importanza per far fronte alla Pandemia creando sfiducia e preoccupazione negli stessi cittadini. Al di là della questione delle risorse finanziarie vi sono altri problemi istituzionali che in vario modo incidono sull’efficacia nella prevenzione e nel contenimento delle pandemie come la distribuzione dei vaccini che si sarebbe dovuti cominciarli a creare anche dalle aziende farmaceutiche con la sospensione dei brevetti e di altri diritti di proprietà intellettuale. Tutta l’Europa ha creduto ai numeri miracolosi che i colossi farmaceutici della Pzifer e di Astrazeneca avevano indicato di poter corrispondere ad ogni nazione ma intanto il prezzo più caro lo pagano sempre i settori della ristorazione, del Wedding, dello Spettacolo, del Cinema e del Teatro da un anno al collasso. Si doveva credere dapprima nella condivisione della conoscenza scientifica e di favorire un impegno diretto dell’industria farmaceutica italiana riconvertendo molte aziende farmaceutiche, per una distribuzione più equa dei vaccini anti-Covid-19. Una notizia di questi giorni che già lo stabilimento Catalent di Anagni sta già infialando i vaccini per AstraZeneca e potrebbe farlo anche per Pfizer-Biontech e per Johnson & Johnson. Quello che sarà sicuro, anche grazie allo studio “The Impact of COVID-19 Pandemic and Lockdown Measures on Quality of Life among Italian General Population” pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, che dopo la Pandemia saranno necessari interventi specifici di sostegno psicologico per contenere, sia a breve che a lungo termine, gli impatti negativi causati da questa minaccia epidemica.

Come scriveva nel 1926, Keynes nel suo The End of Laissez-Faire:

“Molti dei più grandi mali del nostro tempo sono il frutto del rischio, dell’incertezza e dell’ignoranza“.

Lancio un hashtag #bastaconlapauradacovid19

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